Contro l’Inter è solo little Roma. Mourinho nobile decaduto contro la sua “storia”

ROMA INTER MOURINHO – Dopo 39 giri di lancette, Roma-Inter era già finita. Il tempo di concedere l’onore del gol anche Denzel Dumfries che ha trovato all’Olimpico la sua prima rete in Serie A con il quinto tiro nello specchio nella competizione. Solo dopo aver concesso ovviamente l’attesissimo, basso-quotato anche dai bookmakers, gol dell’ex Dzeko, oltre all’1-0 da polli di Calhanoglu, direttamente da calcio d’angolo. La sedicesima giornata regala insomma solo amarezza ai giallorossi, nonostante dalla tribuna, a tifare, ci siano 51.000 anime innamorate e mai stanche di sostenerli, e il simbolo del romanismo, Francesco Totti, tornato all’Olimpico dopo due anni. Neppure il suo ascendente ha potuto far molto su quello che doveva essere il big match dai mille significati, tra punti pesanti in palio per la classifica e sfide tra grandi ex.

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Little Roma nel big match dei grandi ex

Di big sotto l’ombra del Colosseo c’è stato bene poco. La little Roma è stata sparring partner degli interisti, che hanno affondato quando e come hanno voluto. Padroni assoluti del campo dinanzi a uno sgomento Jose’ Mourinho. Il silenzio del tecnico fatto precedere alla vigilia della sfida, è servito solo ad amplificare il malessere di una squadra che aveva vissuto l’illusione di essersi ritrovata dopo la sosta delle nazionali. Tre risultati utili non fanno però primavera nell’inverno gelido di Trigoria. Troppo timida la reazione della squadra giallorossa, orfana delle pesanti assenze per squalifica di Abraham e Karsdorp.  Riesce a creare pochissimo in avanti malgrado il grande lavoro di Zaniolo. L’attacco spuntato affidato a Shomurodov e Mkhitaryan, di fatto non impensierisce mai il solido Handanovic.

Mourinho nobile decaduto di fronte alla sua “storia”

E così ai tifosi della Magica tocca digerire anche gli olè dei colleghi interisti che accompagnano i passaggi della loro squadra in completo dominio. Rispondono continuando a cantare “Alè Alè Roma Aleè”, mentre Mourinho abbassa il capo, rimugina sul match contro la sua “storia” che si è trasformato in un incubo. Prende, porta a casa, e ripone nel cassetto più distante dagli occhi, il secondo, pesante record negativo della sua carriera. Dopo i 6 gol presi dal Bodo in Conference League, incassa per la prima volta in assoluto con una sua squadra, tre reti nei primi 45 minuti. Mentre la Roma, che si fregiava di essere la compagine con la porta meno inviolata in gare casalinghe di Serie A in questo 2021 che volge al termine, deve aggiungere il numero 3 alle sole 10 segnature accumulate in 12 mesi.

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Mourinho, quando fa centro e quando no. A Bologna rivede i fantasmi e perde due big

MOURINHO BOLOGNA – E con Bologna sono 6 le sconfitte in campionato per la Roma che si arrende 1-0 ai rossoblu di Mihajlovic che si avvicinano in classifica proprio ai giallorossi, 24 punti, a una solo lunghezza. Il match del Dall’Ara non inguaia Mourinho solo dal punto di vista della corsa Champions, ma complica i piani anche per la prossima sfida dell’Olimpico di sabato contro i campioni d ‘Italia dell’Inter. Due leggerezze faranno saltare la partita con i nerazzurri ad Abraham e Karsdorp, entrambi ammoniti sapendo di essere diffidati. Gli ha fatto difetto la lucidità, quella è mancato un po’ a tutti i protagonisti romanisti scesi in campo a Bologna.

Roma, gli attaccanti bucano la partita ma non la porta

Il gol di Svanberg è stato tutto sommato frutto di un episodio. La retroguardia giallorossa prima a 3, dopo lo svantaggio passata di nuovo a 4, tiene bene. A mancare sono stati gli attaccanti, in grande difficoltà: 13 tiri in porta per la squadra di Mourinho ma solo 0.9 gli xG, quello che i cosiddetti Data Analyst chiamano “expcted goals”, per una media di 0.07 xg/tiro, gli “exptected goals on target”. Non è però solo colpa dei vari addetti ai lavori alla manovra offensiva, da Abraham a Zaniolo, passando per El Shaarawy e Shomurodov e Mkhitaryan.

Mourinho, tante polemiche e pochi punti

“Fortunatamente ho sostituito presto Mancini – ha spiegato Mourinho a gara finita – altrimenti sarebbe stato ammonito anche lui. E voglio dire una cosa contro i miei interessi: se fossi Zaniolo, inizierei a ragionare sulla Serie A: diventa difficile per uno con queste caratteristiche”. Poche parole e poi abbandona telecamera e microfoni senza accettare domande dai giornalisti. Il tecnico portoghese sceglie, insomma, ancora la via delle polemiche arbitrali. Non una parola sulle poche idee e confuse del reparto avanzato, sulle latitanti trame di gioco. La Roma a 25 punti dopo 15 giornate restituisce la classifica più deficitaria delle ultime tre stagioni. Al suo debutto in Serie A, Paulo Fonseca, con lo stesso numero di incontri veleggiava a quota a 29. Lo scorso anno, al secondo campionato sulla panchina giallorossa, dopo 1350 minuti, la sua Roma era terza con 30 punti in classifica. Certo, è solo fredda contabilità. Ma “se torturi i numeri abbastanza a lungo, confesseranno qualsiasi cosa.”

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La Roma cinica di Abraham vince lo stesso, a dispetto dei fuorigioco millimetrici

ROMA ABRAHAM – Una Roma vibrante e tosta capitalizza il gol di Abraham del primo tempo e conquista tre punti importanti che la portano a 25 punti in classifica, in piena corsa per il 4° posto. Un 4° posto, va detto, complicato da ottenere vista l’ottima Atalanta (distante 3 punti) che sabato ha battuto la Juventus e visto l’assembramento di squadre in lotta per un posto in Champions. Complicata altresì per le difficoltà oggettive che le direzioni arbitrali con tanto di seguito di Var annesso stanno imponendo al percorso della Roma in questa Serie A. Anche contro il Torino non sono mancate le polemiche, lasciateci dire legittime, scaturite dall’episodio del rigore prima concesso e poi a sorpresa annullato. Per Abraham poteva essere doppietta dagli 11 metri, ma l’arbitro Chiffi ha revocato il penalty dopo un consulto record con il Var durato quasi 5′ per un millimetrico fuorigioco dello stesso attaccante inglese. Il pensiero unico vorrebbe che episodi simili vengano trattati allo stesso modo. Vigileremo!

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Mourinho: “Pellegrini starà fuori per qualche settimana”

La difesa tiene, l’attacco ottiene il massimo con il minimo sforzo

La squadra ha saputo reagire quando appena dopo un quarto d’ora ha perso il suo capitano. Pellegrini ha accusato un problema muscolare al quadricipite destro, per lui si prevede uno stop di qualche settimana. Mourinho, lucido dalla panchina, da parte sua ha saputo trovare subito trovare la soluzione reinventandosi il centrocampo mandando in campo Carles Perez per un’inedita linea mediana a tre con Diawara e Mkhitaryan. Con ordine e disciplina, senza troppo strafare, la Roma ha cercato e ottenuto la vittoria che le serviva per dare continuità agli ultimi risultati e per chiudere una settimana positiva. La difesa, inoltre, con il modulo a 3, sembra aver trovato la giusta compattezza, capace di chiudere il match ancora senza gol presi, per la terza volta consecutiva (Genoa, Zorya e Torino). Per Mancini è compagni sono 6 i clean sheets per la in questo campionato, solo il Napoli di Spalletti ne ha collezionati di piú, 8.

Nel segno di Abraham e Zaniolo

I giallorossi battendo il Torino tornano a inanellare due successi di fila in campionato, non accadeva dalle prime tre giornate del torneo. E’ una vittoria che fa felice Mourinho e anche Tammy Abraham, al secondo gol consecutivo dopo il centro in Conference League. Funziona bene poi l’intesa con Nicolò Zaniolo questa sera anche lui tra i migliori in campo. Dirompente con le sue ritrovate fiammate a spaccare la difesa granata, in fiducia e prepotente con le sue accelerazioni e percussioni che non gli vedevamo fare da tempo. Il numero 22 ha mostrato uno strapotere fisico a lungo sofferto dalla retroguardia di Juric.  Per quanto fatto, avrebbe meritato di più del decisivo innesco con cui avvia l’azione del gol dell’inglese.  Così la banda giallorossa non demorde, in netta ripresa dopo un autunno affollato di profonde ombre e tanti dubbi.  Aspettando quei rinforzi dal mercato di riparazione che lo Special One reclama da mesi.

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La Roma passa il turno di Conference e ritrova un ispirato Zaniolo e un acrobatico Abraham

ROMA CONFERENCE ABRAHAM ZANIOLO – Zaniolo e compagni vincono e convincono, strappando un poker netto agli ucraini dello Zorya Luhansk in Conference League. Sotto una pioggia incessante, che non ha fermato i quasi 40.000 sugli spalti dell’Olimpico, la Roma si mette in tasca il 16esimo risultato utile in casa in competizioni europee (record del club), ma soprattutto un risultato fondamentale per il cammino nel torneo, con Mourinho che si regala il passaggio alla fase a eliminazione diretta, in attesa di capire se attraverso i playoff o direttamente agli ottavi.

Zaniolo ispirato e Abraham show

Ispiratissimo il centrocampista numero 22 che ha risposto sul campo alle panchine, alle critiche e alle immancabili voci di mercato.  Suo il gol del 2-0 che chiude un primo tempo dominato dai giallorossi dopo il vantaggio iniziale di Carles Perez, autore anche lui di una grande prestazione.  Zaniolo non si è accontentato e non si è risparmiato. Era l’uomo ovunque, libero di mente e probabilmente aiutato anche dal nuovo modulo. Abraham invece, nella serata positiva dell’Olimpico, è stato capace di sbagliare gol semplicissimi, in cui c’era solo da accompagnare il pallone in rete, e allo stesso tempo di segnare una doppietta con rovesciata spettacolare inclusa. Due reti che sono fondamentali per l’attaccante inglese, non ancora a suo agio con il calcio italiano. Il gol ritrovato servirà a entrambi i talenti romanisti per ritrovare anche la fiducia.

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La difesa immacolata e Mourinho scopre il turn over


La squadra di Mourinho si prende una piccola rivincita dopo le due brutte prestazioni contro il Bodo Glimt. Il portoghese dà spazio anche a chi ha giocato di meno, tra titolari e subentrati: vedi Kumbulla e lo stesso Carles Perez, il recuperato (speriamo) Smalling, e poi dalla panchina Borja Mayoral, Shomurodv, Zaleski e l’esordio del classe 2004 Filippo Missori, difensore della Primavera. In una serata in cui, oltre ai 4 gol dell’attacco, le certezze sono arrivate dalla retroguardia che è tornata a non farsi bucare. Da dimenticare il secondo rigore consecutivo sbagliato da Jordan Veretout dopo l’errore del dischetto a Torino contro la Juventus.

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Ispiratissimo il centrocampista numero 22 che ha risposto sul campo alle panchine, alle critiche e alle immancabili voci di mercato.  Suo il gol del 2-0 che chiude un primo tempo dominato dai giallorossi dopo il vantaggio iniziale di Carles Perez, autore anche lui di una grande prestazione.  Zaniolo non si è accontentato e non si è risparmiato. Era l’uomo ovunque, libero di mente e probabilmente aiutato anche dal nuovo modulo. Abraham invece, nella serata positiva dell’Olimpico, è stato capace di sbagliare gol semplicissimi, in cui c’era solo da accompagnare il pallone in rete, e allo stesso tempo di segnare una doppietta con rovesciata spettacolare inclusa. Due reti che sono fondamentali per l’attaccante inglese, non ancora a suo agio con il calcio italiano. Il gol riscoperto servirà a entrambi i talenti romanisti per ritrovare anche la fiducia.

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FeliX Navidad…

GENOA-ROMA FELIX – Diciotto anni, primo ghanese a segnare con la maglia giallorossa. La corsa da bambino con le labbra incollate sullo stemma della Roma, che se potesse ci farebbe all’amore. Di fretta scansando, invano, l’abbraccio liberatorio e travolgente dei compagni, per arrivare a meta. A ringraziare il suo mentore, Josè Mourinho, cercando l’abbraccio di spalle a colui che ha creduto in lui e scommesso su di lui. E poi il gol che chiude il gioco, il set e la partita. Una pennellata geniale, una parabola di classe dal sapore dolce come un babà, dolce come la dedica alla mamma nel dopo-partita. Felix Afena Gyan, primo 2003 a segnare un gol in serie A, si prende di diritto la copertina di questo Genoa-Roma con la doppietta personale e a tempo ormai scaduto con un destro a giro dalla distanza che prende le sembianze di un indimenticabile eurogol.

Nella Roma più “vecchia”, la decide il più giovane

Nella inedita Roma scesa in campo in campo a Marassi con la sua formazione titolare dall’età media più alta nella attuale Serie A, 27 anni e 16 giorni, a fare la differenza e decidere il risultato, è il più giovane di tutti. Mourinho sceglie Afena-Gyan, il ragazzo umile della Primavera, e lo butta nella mischia al 75′ di una partita dura, giocata sotto una pioggia battente e che i giallorossi, pur dominando per larghi tratti, non riuscivano a sbloccare contro il muro della difesa rossoblu ordinata e ben organizzata da Shevchenko. Con Abraham che ha smarrito e non ancora ritrovato l’ “incoscienza” iniziale, con Shomurodov che patisce il suo ruolo di ex, sbagliando almeno due chiare occasioni davanti alla porta, con Pellegrini generoso ma a mezzo servizio, ed El Shaarawy uno dei pochi sempre lucido anche quando si tratta di fare il difensore, e di  grande applicazione insieme al redivivo Mkhitaryan – l’armeno è tra i migliori del match, per volontà, qualità e presenza – alla fine la spunta la mossa del Giaguaro Mourinho.

E’ il nuovo Natale della Roma, Felix Navidad

E così nella giornata della Caporetto delle capolista Napoli e Milan, la Roma riesce a superare Juve, Lazio e Fiorentina, a sistemarsi sola al quinto posto e portarsi a tre punti dall’Atalanta, a ridosso delle prime. La sosta, che ha dato e tolto a Jose’ Mourinho, non ultimo la positività al Covid di Cristante e Villar, per i giallorossi la vittoria sul Grifone fa sperare in una rinascita. Un nuovo Natale per la squadra dello Special One, smarritasi con la caduta nel derby, naufragata 15 giorni nella laguna di Venezia. Che sia, allora, una FeliX Navidad!

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Morte a Venezia, la Roma annega anche in Laguna

VENEZIA ROMA – Come una frustrata. Arriva così la sconfitta più cocente, dopo il 6-1 di Bodo, di questa prima larga parte di stagione.  La Roma si arrende anche alla neopromossa Venezia, tra errori propri ed errori degli altri. Forse è in quegli strafalcioni arbitrali che va rintracciato il senso stesso di questa squadra. Difficile da spiegare ai 2000 tifosi giallorossi presenti allo stadio “Penzo” – anche oggi armati di orgoglio, passione e una buona dose di speranza – che una Roma che non si rispetta non può essere rispettata dai fischietti che fin qui si sono alternati a decidere le sorti del suo percorso.

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Se Mourinho ha perso il filo del discorso

Secondo ko di fila per Mourinho in campionato: dopo la prima della classe, il Milan, l’ultimo arrivato, il Venezia. Non è questione di blasone, è questione di aver perso il filo del discorso. Quel discorso iniziato bene a fine agosto e interrotto il 26 settembre con la sconfitta nel derby. A Trigoria si ritrovano a contare sul pallottoliere la quinta sconfitta in 12 gare di campionato, 5 punti in meno in classifica rispetto alla Roma di Paulo Fonseca. Numeri che inchiodano finora la gestione dello Special One. A Venezia ha provato a sorprendere rivoluzionando la formazione con la difesa a tre. Ma al 90esimo a Jose’ non rimane che masticare amaro. In gol vanno entrambi gli attaccanti giallorossi, a cui Mourinho ha rinnovato la fiducia anche alla vigilia della partita, nonostante le medie-gol non eccellenti in questa prima parte di stagione, Shomurodov e Abraham. Uno sforzo, purtroppo, inutile. Tra rimonte e contro-rimonte, salvataggi degni di “Holly e Benji”, fuorigioco meno che millimetrici e rigori fantasiosi, la Roma annega nei suoi malesseri. E se anche il gruppo continua a non mollare quando va sotto, se il Venezia non dilaga, il merito è di Rui Patricio.

Jose’ ora si fermi trovi cosa non va in questa Roma

Poteva anche andare peggio, ma poteva andare decisamente meglio. Il campionato la prossima settimana si ferma per le nazionali, Mourinho anche si fermi. Si fermi a ragionare su cosa non funziona davvero in questa squadra. La rosa non all’altezza? Bene, ma non può soccombere con il Venezia (con tutto il rispetto). Giocano sempre gli stessi? Bene, li alterni anche se non sono delle prime linee. Roma vittima degli errori arbitrali? Bene, ma smetta l’allenatore di denunciarlo a ogni intervista post partita e lasci che a farlo sia la società nelle sedi competenti. Il modulo non convince? Bene, in Laguna ha provato la difesa a 3, se ci crede, insista e vada avanti convinto su questo schema. C’è altro? Sicuramente, ma trovi al più presto cos’è e lo risolva. E’ questo che Roma si aspetta dallo Special One.

GSpin

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Se il Bodo diventa la Kriptonite di Jose’ Mourinho

BODO MOURINHO –  Finisce 8-3 lo scontro i due tempi con i “maestri” norvegesi. Jose’ Mourinho deve arrendersi anche tra la mura amiche dell’Olimpico all’attuale superiorità del Bodo/Glimt che viene a prendersi altri punti in casa sua. Si divide la posta con i giallorossi che riescono a riacciuffare il pareggio dopo essere andati in svantaggio per ben due volte dinanzi agli occhi attoniti di 41mila tifosi. Spazientiti con la squadra, fischiata a fine primo tempo, e con l’arbitro, al termine della gara.

La Roma non riesce a cancellare l’umiliazione norvegese

Mourinho non vuole altre figuracce dopo quella di due settimane fa al Circolo Polare Artico, così sceglie una formazione molto vicina a quella titolare. Nonostante ciò, gli ospiti vanno due volte in vantaggio con Solbakken al 46′ del primo tempo e Botheim al 65′, ripresi dai gol di El Shaarawy al 54′ e Ibanez all’84. Nella classifica del girone adesso a guidare è proprio il Bodo con 8 punti, uno in più dei giallorossi e due in più dello Zorya, chiude il Cska Sofia a quota 1. Mourinho quindi non riesce a cancellar l’umiliazione del 6-1 del match in casa del Bodo Glimt e salva il salvabile, impedendo alla squadra norvegese un’altra storica vittoria.

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Bodo, la Kriptonite di Mourinho

La Roma, alla fine, non ingrana e deve accontentarsi, anche perché la serata sul fronte arbitrale è di nuovo storta, e in Conference League non trova neppure la sponda del VAR. La squadra di Kjetil Knutsen, è infatti brava, ma anche fortunata e premiata dall’arbitro greco Papapetrou che non vede due possibili rigori per la Roma. Lo Special One, che ormai ha nel Bodo/Glimt la sua personale kriptonite, fatale e nociva come lo era il minerale verde per Superman, non manca di far notare gli errori del direttore di gara nel post partita. Ammette sì gli sbagli della sua squadra, ma non digerisce l’ennesimo intralcio causato da fattori esterni, in questo caso dal fischietto ellenico. Di certo c’è che la Roma dopo il derby perso con la Lazio, non ha più ritrovato la brillantezza dei singoli e del collettivo che stava caratterizzando il suo inizio di stagione. A questa squadra non difetta la reattività, ma fino a quando potrà continuare a inseguire gli avversari?

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Pellegrini prodigioso e trascinatore di una Roma di carattere

PELLEGRINI CAGLIARI-ROMA – Nella giornata in cui la Juventus perde punti pesanti in casa con il Sassuolo, la Roma, aumentando i rimpianti per la gara dell’Allianz, si riprende la vittoria in campionato dopo 24 giorni. L’ultimo successo è stato il 2-0 con l’Empoli, in mezzo il ko con la Vecchia Signora, il disastro di Bodo in Conference League e il pari con il Napoli. Mourinho, confinato in tribuna dopo la squalifica di domenica all’Olimpico, ritrova il sorriso anche perché il successo arriva in trasferta. Mancava dalla prima di Serie A con la Salernitana del 29 agosto (0-4).

Pellegrini prodigioso e trascinatore

I giallorossi hanno voluto e ottenuto con carattere e determinazione il risultato dell’Unipol Domus. Con personalità non si sono scomposti dopo il gol a sorpresa di Pavoletti, hanno messo la quinta alla ricerca della rimonta con Ibanez e Pellegrini eroi della serata e il giovane esordiente Felix Afena-Gyan, primo classe 2003 a giocare una partita di Serie A con la maglia della Roma, a contribuire alle sorti della vittoria. La punizione del Capitano è ovviamente la perla della serata, un prodigio. Un gioiello di rara bellezza, eleganza e precisione. Una parabola liftata e telecomandata sul primo palo e palla sotto l’incrocio che trova impotente il portiere dei sardi. Dopo qualche giornata di appannamento, Lorenzo si riprende dunque la scena, non solo con il gol che rimonta il risultato, ma trascinando la reazione della squadra e prodigo di consigli per il debuttante Felix.

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Cagliari-Roma, cosa non ha funzionato in casa giallorossa

Il ritorno al successo non deve però mettere sotto la coperta i difetti di cui soffre ancora questa Roma. A partire dalla poca brillantezza di alcuni singoli, evidente e giustificata vista la scelta ormai irrevocabile dell’allenatore di puntare sempre soliti noti. Di Pellegrini in fase di crescita abbiamo già detto. Ma questa squadra aspetta i gol dei suoi attaccanti e del talento Abraham, anche a Cagliari in campo 96’ dopo la battaglia con il Napoli. Prima dell’uno – due risolutivo, la Roma ha fatto fatica a costruire buone occasioni da rete, ha collezionato calci d’angolo senza trovare lo spunto per far male ai rossoblu, ha preso gol in modo rocambolesco. Jose’ Mourinho ha ancora tanto da lavorare, ma è banale sottolineare come si lavori meglio accarezzando la quinta vittoria stagionale in campionato, 19 punti e il 4° posto in classifica in solitaria, in attesa di sfidare la capolista Milan nel fortino dell’Olimpico.

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Orgoglio e tenacia contro la prima della classe, la Roma reagisce e si rialza

ROMA-NAPOLI – In uno stadio da brividi, pieno fino alla capienza consentita, alla fine di 95’ ad altissima tensione e intensità, la sfida tra Roma e Napoli finisce 0-0. Senza vinti né vincitori sul tabellino, ma il pareggio premia almeno moralmente i padroni di casa, che interrompono la striscia di 8 vittorie su 8 dei partenopei, che restano sì in vetta ma devono spartire il primato di classifica con il Milan. La Roma, reduce dalla batosta norvegese, scende in campo con lo stesso 11 che ha affrontato la Juventus.  Formazione ampiamente preannunciata da Jose’ Mourinho nelle ore precedenti la sfida. Dopo la figuraccia di Bodo, gli strascichi fanno ancora irrimediabilmente tanto rumore. A cominciare dal fatto che si sono accomodati in tribuna Kumbulla, Reynolds, Diawara Mayorale Villar protagonisti del disastro norvegese.

Roma-Napoli, tensione e reazione: tutto in 90’

Lo Special One non ha nascosto il suo nervosismo per quanto accaduto da giovedì in avanti e durante la gara è apparso visibilmente teso. Plateali i suoi disaccordi nei confronti di giocate sbagliate dai suoi e di decisioni arbitrali (ancora una volta) opinabili, tanto da beccarsi due cartellini gialli che lo spediscono negli spogliatoi 10 minuti prima del 90’.  Ma la sua la Roma ha reagito e lo ha fatto contro la prima della classe. Si è messa alle spalle le polemiche degli ultimi giorni e ha giocato da squadra, con personalità, concentrazione e sacrificio. Ha imbrigliato lo spauracchio Osimhen, punta di diamante di un Napoli. Ha cercato di sfondare con Abraham, caparbio e generoso a voler rimanere in campo a tutti i costi nonostante una botta alla caviglia. L’inglese è stato il simbolo vero della prova volitiva dei giallorossi.

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Battere una big per trovare la vera Roma

Peccato alla Roma sia mancato lo spunto finale, e una buona dose di coraggio per andare a stendere un Napoli del quale la banda Mourinho non ha mai accettato le intenzioni di dominio. La buona prova dei giallorossi arriva sì dopo i 6 gol di Bodo, ma anche dopo la gara con la Juventus di una settimana fa in cui non hanno per nulla demeritato. La Roma deve ancora ritrovare la vittoria contro una big, ma il sentiero per ottenerla, adesso, non sembra più stretto come prima.

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