Roma, Mourinho a Viale Tolstoj: saluto a sorpresa ai dipendenti

ROMA MOURINHO – Per José Mourinho creare un gruppo solido è alla base della filosofia calcistica, ma non solo. Il gruppo lo Special One cerca di rinforzarlo anche legando con staff, dirigenti e tutti i dipendenti del club, dal magazziniere al presidente e non solo tra le mura di Trigoria. A testimoniarlo è l’iniziativa di oggi di portare il suo saluto, a sorpresa, al personale degli uffici giallorossi di Viale Tolstoj. Mourinho – secondo quanto apprende la redazione di Romanews.eu- ha lasciato piacevolmente spiazzati i dipendenti e i dirigenti romanisti della sede dell’EUR che non si aspettavano la visita dello Special One.

Leggi anche:
ROMA-CSKA SOFIA: LA CONFERENZA STAMPA DI MOURINHO

L'articolo Roma, Mourinho a Viale Tolstoj: saluto a sorpresa ai dipendenti sembra essere il primo su Roma news.

Roma, per l’attacco spunta Núñez. L’agente a RN: “Ho avuto contatti con il club”

CALCIOMERCATO ROMA NUNEZ – Spunta un nome nuovo per l’attacco della Roma: è Darwin Núñez del Benfica. In queste ore, infatti, Tiago Pinto sta vagliando numerosi profili nel casting per il dopo-Dzeko e insieme ai vari Abraham, Isak, Azmoun, negli osservati speciali sarebbe entrato anche la punta uruguaiana classe ’99, che ha vissuto una buona stagione in Portogallo. “Sì, abbiamo avuto alcuni contatti con la Roma”, ha confessato l’agente del calciatore, Edgardo Lasalvia, a Romanews.eu.

Leggi anche:
Atalanta fuori dai giochi per Abraham: sfida tra Arsenal e Roma

Il giocatore è stato già seguito lo scorso anno dal club capitolino, quando era alla ricerca di un vice-Dzeko, con la scelta che poi è ricaduta su Borja Mayoral. In questa stagione, Núñez è sceso in campo in 44 occasioni (2773 minuti in totale), in tutte le competizioni, mettendo a referto 14 gol e 12 assist. La valutazione iniziale del Benfica è molto alta: circa 45 milioni di euro.

L'articolo Roma, per l’attacco spunta Núñez. L’agente a RN: “Ho avuto contatti con il club” sembra essere il primo su Roma news.

Roma, per l’attacco spunta Núñez. L’agente a RN: “Ho avuto contatti con il club”

CALCIOMERCATO ROMA NUNEZ – Spunta un nome nuovo per l’attacco della Roma: è Darwin Núñez del Benfica. In queste ore, infatti, Tiago Pinto sta vagliando numerosi profili nel casting per il dopo-Dzeko e insieme ai vari Abraham, Isak, Azmoun, negli osservati speciali sarebbe entrato anche la punta uruguaiana classe ’99, che ha vissuto una buona stagione in Portogallo. “Sì, abbiamo avuto alcuni contatti con la Roma”, ha confessato l’agente del calciatore, Edgardo Lasalvia, a Romanews.eu.

Leggi anche:
Atalanta fuori dai giochi per Abraham: sfida tra Arsenal e Roma

Il giocatore è stato già seguito lo scorso anno dal club capitolino, quando era alla ricerca di un vice-Dzeko, con la scelta che poi è ricaduta su Borja Mayoral. In questa stagione, Núñez è sceso in campo in 44 occasioni (2773 minuti in totale), in tutte le competizioni, mettendo a referto 14 gol e 12 assist. La valutazione iniziale del Benfica è molto alta: circa 45 milioni di euro.

L'articolo Roma, per l’attacco spunta Núñez. L’agente a RN: “Ho avuto contatti con il club” sembra essere il primo su Roma news.

La Roma di Mourinho raccontata dall’attaccante del Montecatini: “Special One carichissimo, telecomanda la squadra”

ROMA MONTECATINI MOURINHO – La prima Roma di Josè Mourinho è andata di scena ieri contro il Montecatini Terme, squadra di Eccellenza della Toscana. Risultato a parte (10-0 contro i giallorossi) ci sono state molte diverse liete da sottolineare, prima fra tutte il rientro di Nicolò Zaniolo dopo l’infortunio al crociato che lo ha tenuto fuori per molto tempo. La redazione di Romanews ha raccolto in esclusiva un parere da un protagonista della sfida, Manuel Perri, attaccante della squadra toscana. Queste le sue parole.

Leggi anche:
Ritiro Roma: lavoro atletico, torello e partitella sotto gli occhi attenti di Mourinho. Tornano gli assenti di ieri, out Mayoral e Calafiori

Innanzitutto ti chiedo le sensazioni che hai e avete provato nel momento in cui siete arrivati a Trigoria, sapendo di essere i primi a sfidare la nuova Roma di Mourinho.
“È stata una sensazione assurda. Già solo entrare a Trigoria è stato un grande privilegio. È un centro sportivo veramente all’avanguardia e di un altro livello rispetto alle nostre categorie. Per noi è stato un onore calpestare il terreno del Fulvio Bernardini e personalmente mi sono goduto tutti i 90 minuti”.

Come hai visto Mourinho? Lui stesso si è detto carico a 1000 per la nuova avventura in giallorosso. Potendolo osservare a pochi passi puoi confermare?
“Mourinho si commenta da solo e vederlo a pochi passi è stata innanzitutto un’emozione assurda. È carichissimo e vuole fare con la Roma una stagione ad alti livelli. Già da ieri si è visto che ha tantissimo carisma e che telecomanda il gioco dei giocatori. In partita si è anche arrabbiato per alcuni passaggi sbagliati dai suoi ragazzi”.

Partendo dal presupposto che era la prima partita dopo pochissimi giorni di preparazione, hai visto già l’identità che Mourinho vorrebbe trasmettere ai suoi ragazzi? Chi può essere l’uomo in più in questa stagione?
“La Roma ieri mi ha impressionato proprio per il fatto che seppur ai primissimi giorni di preparazione hanno corso e palleggiato alla grande. L’identità di Mourinho è quella di recuperare la palla rapidamente e di attaccare. Il 10-0 non deve essere un risultato casuale, perché i giallorossi non hanno smesso di premere sull’acceleratore dal primo all’ultimo minuto. Si vede che hanno fame. L’uomo in più per la Roma e per la Nazionale è ovviamente Zaniolo che ieri dopo tempo è rientrato e si vede che ha voglia di fare tanto. In più ha la Roma nel cuore e l’ho visto emozionato nel momento in cui ha indossato la fascia. C’è feeling anche con Mourinho: si vede dai sorrisi che si sono scambiati ieri”.

Antonio Di Cello

L'articolo La Roma di Mourinho raccontata dall’attaccante del Montecatini: “Special One carichissimo, telecomanda la squadra” sembra essere il primo su Roma news.

La Roma di Mourinho raccontata dall’attaccante del Montecatini: “Special One carichissimo, telecomanda la squadra”

ROMA MONTECATINI MOURINHO – La prima Roma di Josè Mourinho è andata di scena ieri contro il Montecatini Terme, squadra di Eccellenza della Toscana. Risultato a parte (10-0 contro i giallorossi) ci sono state molte diverse liete da sottolineare, prima fra tutte il rientro di Nicolò Zaniolo dopo l’infortunio al crociato che lo ha tenuto fuori per molto tempo. La redazione di Romanews ha raccolto in esclusiva un parere da un protagonista della sfida, Manuel Perri, attaccante della squadra toscana. Queste le sue parole.

Leggi anche:
Ritiro Roma: lavoro atletico, torello e partitella sotto gli occhi attenti di Mourinho. Tornano gli assenti di ieri, out Mayoral e Calafiori

Innanzitutto ti chiedo le sensazioni che hai e avete provato nel momento in cui siete arrivati a Trigoria, sapendo di essere i primi a sfidare la nuova Roma di Mourinho.
“È stata una sensazione assurda. Già solo entrare a Trigoria è stato un grande privilegio. È un centro sportivo veramente all’avanguardia e di un altro livello rispetto alle nostre categorie. Per noi è stato un onore calpestare il terreno del Fulvio Bernardini e personalmente mi sono goduto tutti i 90 minuti”.

Come hai visto Mourinho? Lui stesso si è detto carico a 1000 per la nuova avventura in giallorosso. Potendolo osservare a pochi passi puoi confermare?
“Mourinho si commenta da solo e vederlo a pochi passi è stata innanzitutto un’emozione assurda. È carichissimo e vuole fare con la Roma una stagione ad alti livelli. Già da ieri si è visto che ha tantissimo carisma e che telecomanda il gioco dei giocatori. In partita si è anche arrabbiato per alcuni passaggi sbagliati dai suoi ragazzi”.

Partendo dal presupposto che era la prima partita dopo pochissimi giorni di preparazione, hai visto già l’identità che Mourinho vorrebbe trasmettere ai suoi ragazzi? Chi può essere l’uomo in più in questa stagione?
“La Roma ieri mi ha impressionato proprio per il fatto che seppur ai primissimi giorni di preparazione hanno corso e palleggiato alla grande. L’identità di Mourinho è quella di recuperare la palla rapidamente e di attaccare. Il 10-0 non deve essere un risultato casuale, perché i giallorossi non hanno smesso di premere sull’acceleratore dal primo all’ultimo minuto. Si vede che hanno fame. L’uomo in più per la Roma e per la Nazionale è ovviamente Zaniolo che ieri dopo tempo è rientrato e si vede che ha voglia di fare tanto. In più ha la Roma nel cuore e l’ho visto emozionato nel momento in cui ha indossato la fascia. C’è feeling anche con Mourinho: si vede dai sorrisi che si sono scambiati ieri”.

Antonio Di Cello

L'articolo La Roma di Mourinho raccontata dall’attaccante del Montecatini: “Special One carichissimo, telecomanda la squadra” sembra essere il primo su Roma news.

ESCLUSIVA RN, Santoni ex match analyst dell’Ajax: “Olandesi non imbattibili, e l’assenza di Blind pesa tanto. Koopmeiners? E’ un leader nato, pronto per la Roma”

SANTONI INTERVISTA AJAX ROMA – La Roma si avvicina a grandi passi alla trasferta di Amsterdam. Giovedì alla Johan Cruijff Arena i giallorossi si giocano una grossa fetta di passaggio del turno alle semifinali di Europa League, torneo che è diventato assolutamente fondamentale per concludere bene la stagione e magari assicurarsi la qualificazione in Champions e, soprattutto, un prestigiosissimo trofeo europeo. La strada però è ancora lunga e c’è subito un colosso del calcio europeo di fronte alla Roma. Per conoscere meglio l’Ajax, la redazione di Romanews.eu ha contattato Michele Santoni, allenatore italiano che attualmente ricopre il ruolo di tecnico nelle giovanili dell’ADO Den Haag. Per lui un passato quinquennale proprio all’Ajax (tra il 2009 e il 2014) come video-analyst. Poi il ritorno in Italia come vice allenatore di Cesena e Livorno, l’incarico di assistente tecnico al Cagliari e, prima ancora, quello di allenatore delle giovanili alla Lazio. Poi il ritorno in Olanda per la prima esperienza da allenatore di una prima squadra all’Almere City, e l’attuale incarico all’ADO Den Haag. Ecco l’intervista all’unico allenatore italiano nei Paesi Bassi, che ci ha svelato punti di forza e punti deboli dell’Ajax e con cui abbiamo fatto un focus sul calcio olandese e sui prospetti migliori. Uno su tutti Koopmeiners dell’AZ Alkmaar, accostato negli ultimi giorni alla Roma.

Focus sull’Ajax di Ten Hag

Mister, ci racconta l’Ajax di Ten Hag, prima in Eredivisie e imbattuta da 24 partite?
“Forse questo è l’Ajax migliore dal punto di vista di squadra nell’era Ten Hag. Tutti ricordano l’Ajax di De Ligt, De Jong e Van de Beek, quello che aveva eliminato Real Madrid e Juventus. In quel periodo avevano giocatori più talentuosi, ora magari hanno meno talento ma sono migliorati a livello tattico, ora sono più squadra. Se la Roma riesce a metterli in difficoltà dal punto di vista tattico può batterli , visto che la qualità dei giallorossi è alla pari e forse anche superiore ai lancieri. Il problema è che sembra ci sia più casino a Roma che ad Amsterdam”.

Dove può far male la Roma? Quali sono i punti deboli dell’Ajax?
“Il modo di giocare di Ten Hag è molto incentrato sulla verticalità e sull’utilizzo di pressione costante. Quindi se si riesce a uscire dalla pressione e a portare fuori uno dei centrali di difesa, si può far male all’Ajax, soprattutto attaccando alle spalle dei terzini. Se analizziamo le partite in cui l’Ajax ha sofferto ci accorgiamo che è sempre quello il problema: se la loro prima pressione in transizione non avviene bene, o se l’avversario è preparato e riesce a superarla, lì fanno fatica”.

Leggi anche:
AJAX, GRAVENBERCH: “POSSIAMO BATTERE LA ROMA”

Tra presente e futuro della Roma

Cosa manca alla Roma per fare il salto di qualità? Può arrivare in fondo in Europa League?
“Per valori la Roma può vincere l’Europa League senza dubbio. Il problema è che manca tranquillità nell’ambiente. Se ci fosse un po’ di verità in quello che esce in questi giorni, la vedo difficile perché l’unità di intenti tra giocatori e allenatore è alla base del calcio. Ora quell’unione e quella serenità sembra che manchi ma io ho visto partite in cui sono rimasto molto stupito in modo positivo dai concetti di gioco. Ma è mancata continuità di rendimento, anche a causa di qualche infortunio di troppo. Poi per qualche motivo che non conosco, Fonseca a Roma non piace…”

E a lei piace Fonseca?
“I suoi concetti di gioco sono ottimi. La colpa del calo di rendimento non è da scaricare solo su di lui ma anche ai calciatori stessi. Lui è un ottimo allenatore, lo ha dimostrato con lo Shakhtar e, a sprazzi, anche con la Roma. La storia però insegna che a Roma è necessario saper gestire la piazza”.

Quindi meglio un allenatore esperto? Si fanno i nomi di Sarri e Allegri…
“Sarri è un tecnico esperto ed italiano. E’ sopravvissuto a Napoli quindi presumo che possa far bene anche in una piazza come Roma. Essendo italiano è più adatto a gestire tutte quelle pressioni esterne che non hanno nulla a che vedere con il campo. Non dimentichiamoci che da Roma è passato anche Luis Enrique, a cui abbiamo fatto fare una pessima figura salvo poi vincere la Champions con il Barcellona qualche anno dopo. Roma è uno di quei contesti culturali che devi vivere e conoscere per poter fare bene, e probabilmente un allenatore italiano è quello che serve”.

Leggi anche:
ROMA, VOLATA TRA SARRI E ALLEGRI PER LA PANCHINA

L’Ajax ‘Regina dei settori giovanili’

Da anni l’Ajax è l’esempio perfetto di settore giovanile di successo. Perché in Italia non c’è questa cultura di puntare tutto sul proprio vivaio?
“In realtà qualcosa in Italia sta cambiando. Non è più come dieci anni fa, anche le società si sono accorte che a lungo andare rende molto investire sul settore giovanile. Il grande fattore è sempre uno: il tempo. Spesso in Italia non viene concesso, qualsiasi filosofia è sempre incentrata sul breve termine. L’Atalanta ha ragionato su un progetto pluriennale e i risultati sono visibili a tutti. Ci sono esempi buoni comunque, penso a Sassuolo e Parma che hanno migliorato molto il vivaio. Ovvio che il fattore economico incide molto. Qua in Olanda puntare sul settore giovanile è l’unico modo per guadagnare soldi. I diritti tv non aiutano, idem gli sponsor. Poi c’è anche un motivo regolamentare. In Olanda hanno avuto la lungimiranza di mettere il tetto salariale per gli extracomunitari. Possono guadagnare minimo 500mila euro e così facendo a permetterseli sono solo Ajax e PSV Eindhoven, che prediligono il proprio vivaio e se devono investire su extracomunitari lo fanno comunque su profili giovani, di cui sono sicuri al 100% del rendimento”.

Anche altre squadre in Eredivisie imitano i lancieri…
“Si c’è l’esempio dell’Heracles, squadra ormai consolidata da anni nella parte sinistra della classifica. Loro hanno un metodo di lavoro preciso. Vanno a prendere giocatori dalle serie minori facendo scouting mirato. Dall’Heracles ad esempio sono passati Gosens e Czyborra che ormai si sono affermati in Serie A. C’è anche un italiano, Quagliata, un ragazzo del 2000 che giocava in Serie C italiana. Un terzino che nei primi sei mesi non ha mai visto il campo. Ma non perché non ci puntassero, anzi. E’ un discorso figlio di quello che facevo prima sul concetto di tempo. Scelgono di dare tutto il tempo a disposizione per ambientarsi per poi inserire i nuovi calciatori in pianta stabile”.

Blind e Stekelenburg out con la Roma

Tornando all’Ajax: si è infortunato Stekelenburg e Onana è squalificato per doping. In porta ci sarà Scherpen, giovane terzo portiere. Lei lo conosce?
“Conosco bene Scherpen. L’Ajax lo acquistò due anni fa e ha già fatto un anno intero in Eredivisie con l’Emmen, una squadra che lottava per non retrocedere quindi era sempre molto sollecitato. Ha giocato titolare nell’ultima contro l’Heerenveen. E’ un portiere ottimo a cui ovviamente manca il ritmo partita, bravo nell’uno contro uno tra i pali vista la stazza (204 cm). Un difetto è quello della qualità dell’impostazione, spesso sbaglia la costruzione dal basso. Però è un buon portiere e l’Ajax l’ha preso con l’idea di affidargli la maglia da titolare in futuro”.

In attacco invece non ci sarà Haller, arrivato a gennaio ma non registrato per errore in Europa. Ten Hag può dare spazio al 2002 Brobbey anche se già ceduto al Lipsia?
“Conoscendo Ten Haag su Brobbey non pesa il fatto che è già stato ceduto. Se ne avrà bisogno per il suo scehma tattico lo farà giocare senza problemi. Non credo comunque che giochi perché qui in Olanda dicono che la fortuna dell’Ajax in Europa League è che Haller non giochi. Questo perché le cose migliori, nonostante i tanti gol segnati da Haller da quando è arrivato a gennaio, si sono viste con l’attacco leggero, formato da Neres e Antony sulle fasce con Tadic centravanti. In Olanda, dove giocano quasi tutta la metà campo nell’attacco avversario, un centravanti può servire. Ma in Europa è diverso”.

Out anche Blind…
“Penso che il suo infortunio sia il problema più grande per Ten Hag. E’ il leader della squadra e dal punto di vista tecnico e tattico è fondamentale per l’Ajax. Strano che sia dovuto tornare in Olanda per dimostrare il suo valore”.

Nella storica cavalcata Champions di tre stagioni fa l’Ajax fu aiutata dall’Eredivisie, che posticipò le sue partite. Alla Roma non vengono concessi neanche i posticipi serali. Una questione di cultura differente o c’è altro?
“In Olanda ci tenevano molto perché non avevano i punteggi UEFA necessari per far qualificare la prima direttamente ai gironi Champions. In Italia ce ne sono già quattro, non so se questo influisca. Ovvio che è un peccato visto che giocando tra l’altro di giovedì la soluzione poteva essere trovata”.

Leggi anche:
AJAX-ROMA, LE PROBABILI FORMAZIONI

Koopmeiners obiettivo per il centrocampo della Roma

Negli ultimi giorni alla Roma viene accostato Koopmeiners, centrocampista e capitano dell’AZ. Per lei è ha i requisiti adatti al calcio italiano e ai giallorossi?
“E’ un giocatore che merita di fare un passo in avanti che può essere perfetto per la Serie A. Un mancino puro, costruito benissimo perché viene dall’AZ, una squadra che gioca un calcio fantastico. Ha la mentalità giusta, un leader. Dalle interviste si capisce subito, è un lavoratore nato, un perfezionista. Se c’è uno che merita di andare all’estero, a parte i soliti di Ajax e Psv, è lui. Se sarà adatto al contesto Roma dipenderà da tanti fattori. Ad esempio per come gioca la Roma di Fonseca è perfetto, un centrale puro molto bravo in fase difensiva”.

E’ stato paragonato a Strootman…
“Ha qualità diverse da Strootman. E’ più intenditore e può fare anche il difensore centrale. Già questo lo rende più completo. Strootman magari aveva fatto più gavetta prima di arrivare in Italia, lui è da due anni leader all’AZ . C’è sempre il dubbio se un calciatore che non passa dalle top 2 (Ajax e Psv) possa già essere pronto per il salto. Si ritorna al fattore tempo: se c’è volontà di aspettarlo, dargli il tempo di inserirsi e magari concedergli qualche errore allora sì, può essere un valore aggiunto. Se invece ci si aspetta subito che faccia la differenza si corre il rischio di bruciarlo”.

Mister, in chiusura: ci consiglia qualche sorpresa dall’Eredivisie?
“Uno su tutti è Joey Veerman dell’Heerenveen. Un centrocampista offensivo che può fare anche il mediano, lo prenderei ad occhi chiusi perché ha doti tecniche superiori. Poi c’è Midstjo dell’AZ, interditore di centrocampo con grandi tempi di inserimento e intensità. Con lui anche Wijndal, terzino sinistro del ’99 già nel giro della nazionale olandese”.

Pietro Mecozzi

L'articolo ESCLUSIVA RN, Santoni ex match analyst dell’Ajax: “Olandesi non imbattibili, e l’assenza di Blind pesa tanto. Koopmeiners? E’ un leader nato, pronto per la Roma” sembra essere il primo su Romanews.

22 anni fa la prima volta da speaker della Roma di Carlo Zampa: il radiocronista si racconta a Romanews.eu

ROMA INTERVISTA CARLO ZAMPA – Non può essere un caso che il 14 febbraio, San Valentino il giorno degli innamorati, sia anche l’anniversario dell’inizio della storia d’amore tra Carlo Zampa e la Roma. Esattamente 22 anni fa, infatti, lo storico radiocronista faceva il suo esordio come speaker ufficiale del club giallorosso allo Stadio Olimpico: la redazione di Romanews.eu lo ha contattato per rivivere le emozioni di quel giorno e alcuni dei momenti più importanti come speaker del club tra ricordi da brividi e simpatici retroscena.

Partiamo ovviamente da quel 14 febbraio del 1999: che ricordi hai del tuo debutto allo stadio Olimpico?
“E’ una giornata che ricordo molto bene quella del 14 febbraio ’99. La partita era Roma-Sampdoria, in un clima un po’ surreale perché c’era la contestazione dei tifosi nei confronti di Franco Sensi ed era una stadio freddo e non reattivo. Poi si è riusciti a vincere con il primo gol di Fabio Junior e poi la doppietta di Paulo Sergio. In panchina nella Samp poi c’era Luciano Spalletti, mentre Zeman era l’allenatore della Roma. Un clima particolare, certamente non come quelli che avremmo vissuto negli anni a venire. Il mio esordio fu comunque accettato bene, anche se la partecipazione è stata di un tono minore. C’era anche la curiosità di capire cosa volesse fare il nuovo speaker della Roma, visto che era la prima volta in assoluto che la società sceglieva uno speaker per presentare la squadra”.

Chi ti diede la notizia di questo incarico?
“Fui contattato dalla società che allora gestiva la fonia dello Stadio Olimpico. Avevano avuto mandato dal presidente Franco Sensi di cercare uno speaker. Poi alcuni colleghi avevano contatti molto diretti col presidente e gli avevano fatto presente che c’era la possibilità di chiamare uno come me per fare lo speaker. Venne contattata anche un’altra persona che, però, chiese soldi e l’ipotesi cadde automaticamente. Mi contattarono e mi chiesero se me la sentivo: dissi di sì senza voler fare alcuna prova. Si inizio così”.

Il tuo marchio di fabbrica sono stati i soprannomi ai giocatori, qual ‘è quello che ti è rimasto nel cuore?
“Sono legato a tutti i soprannomi che ho dato, assolutamente spontanei, da ‘Bimbo de oro’ per Totti ad ‘Anima Candida’ per Tommasi. Una cosa che mi fa molto piacere è vedere ex giocatori della Roma che rimangono molto legati ai soprannomi che gli ho dato: Cafù legato a ‘Pendolino’, Tommasi che ha dato il nome ‘Anima Candida’ a uno dei vini che produce, Lima che lo chiamavo Duracell, adesso ha aperto un account su Instagram e si chiama ‘Limaduracell’. Vucinic anche, incontrato poco tempo fa, era contentissimo del soprannome ‘Mosé’ e mi ha chiesto di rifare un pezzo di cronaca. Mi fa molto piacere questa cosa”.

Hai mai avuto un rito scaramantico che non dimenticavi di fare prima della lettura delle formazioni?
“No, non l’ho mai avuto. Ne avevo uno ma quando facevo le cronache l’anno dello scudetto: mangiavo un cornetto gelato tra il primo e secondo tempo. L’ho fatto anche in pieno inverno con il freddo (sorride, ndr). Ha portato bene, sono cose a cui uno resta legato. Prima di fare le formazioni, però, mai”.

Venendo proprio allo scudetto del 2001, il prossimo 17 giugno ricorrono i 20 anni: quali sono i tuoi ricordi di quella giornata memorabile, tu che l’hai potuta vivere a a stretto contatto con i protagonisti?
“Una delle giornate più belle della mia vita. I ricordi sono legati all’ultima settimana, l’attesa di Roma-Parma dopo la partita con il Napoli che pensavamo potesse darci l’aritmetica certezza dello scudetto. Alla fine è stato meglio così, perché abbiamo festeggiato a Roma. La notte ho dormito molto poco, allo stadio è stata una giornata meravigliosa, era strapieno: una grande attesa, una gigantesca emozione e una grandissima tensione che poi si è liberata alla fine con la vittoria dello Scudetto, i festeggiamenti, anche dentro lo spogliatoio con tutti i giocatori. La festa durò tutta la notte: ricordo alle 3 del mattino a Testaccio sul camion che un mio amico aveva affittato per festeggiare aveva messo altoparlanti con musiche brasiliane, cori della Roma ecc… E io sul camion rifeci la formazione con tutta Piazza Testaccio che urlava i nomi dei calciatori. Qualcosa di assolutamente unico. Una giornata storica per quello che riguarda la Roma e indelebile per quello che riguarda me e penso tutti i tifosi della Roma”.

Quale esultanza, a quale gol, ti ha dato l’emozione più grande?
“I gol della Roma per me sono tutti importanti. E’ normale poi essere affezionato a gol di giocatori a cui mi sentivo più legato, come ad esempio Totti. Forse uno dei gol più belli, uno dei racconti più belli dei gol, è quando abbiamo vinto con i ‘complessati’ (tifosi Lazio, ndr), dopo i derby con Zeman che non riuscivamo più a vincere. Quello del 3-1 con il gol finale di Francesco, credo sia stata una delle descrizioni più belle del fatto: sia racconto del gol che l’esultanza da speaker”.

C’è mai stata opportunità di rientrare nella Roma?
“Appena insediata la proprietà americana fui contattato da Baldissoni che già conoscevo da tempo. Lui cercò in qualche modo di farmi rientrare. Io, però, l’ho ringraziato con tanta felicità per essere stato cercato, perché per me era un attestato di stima che mi ha reso orgoglioso, ma gli ho detto di ‘no’. Non l’avrei mai fatto per vari motivi: la mia esperienza da speaker era finita lì, sarebbe stata una minestra riscaldata, e poi nella Roma c’è uno speaker che sta lavorando molto bene e sta facendo molto bene e non l’avrei mai fatto”.

Un pensiero sulla Roma attuale e su quanto è cambiata la comunicazione negli ultimi anni.
“La Roma attuale è una buona squadra, non ancora da vertice della classifica. Abbiamo avuto squadre abbastanza buone negli anni passati, il problema è che la gestione dell’ologramma di Boston (Pallotta, ndr) è stata particolare, basata sulle plusvalenze e, quindi, su continue vendite dei giocatori più importanti e se cambi 4-5 giocatori ogni anno è difficile fare un progetto di squadra che possa darti soddisfazione a fine anno. Tra l’altro con allenatori che non sono durati più di due anni. Adesso vediamo, speriamo, i Friedkin verranno giudicati anche dalla prossima campagna acquisti ma credo che abbiano iniziato con un piede diverso rispetto a ciò che faceva Pallotta. Stanno mettendo mano al bilancio notevolmente in rosso avendo ereditato una società non sanissima dal punto di vista finanziario, speriamo che si riesca a rinforzare la squadra. Per farlo servirà anche cedere alcuni giocatori come Nzonzi, o Pastore – una delle cose più clamorose successe alla Roma negli ultimi anni -, poi si vedrà se rimanere con Fonseca o andare con un altro allenatore. Per me l’importante è fare un progetto tecnico con un allenatore per almeno tre anni. Sulla comunicazione degli ultimi anni sai, adesso ci sono i social e si è spostato tutti lì”.

Ultima domanda: sei stato un precursore in Italia nel ruolo di speaker così partecipato ed emozionante. Ti sei ispirato a qualche modello estero oppure lo hai costruito tu così? C’è un tuo erede oggi?
“Non mi sono ispirato a nessuno. C’era in Germania, forse a Dortmund, uno speaker che faceva delle cose particolari ma in realtà ho solo cercato di immedesimarmi in un tifoso allo stadio e mi sono chiesto: cosa vorrei dallo speaker della mia squadra? E quindi mi è venuto automatico e spontaneo farlo in quella maniera. In quel modo il tifoso e lo stadio diventava assoluto protagonista all’ingresso in campo della squadra, era una carica nei confronti della Roma e anche un messaggio forte nei confronti della squadra avversaria. La partecipazione è sempre stata straordinaria da parte del pubblico. Eredi? C’è Matteo Vespasiani che è un bravissimo speaker e che ha avuto una grandissima dote e intelligenza di non scimmiottarmi: l’ha fatta e personalizzata in modo diverso facendo benissimo, proprio come ho fatto io. Ha ottenuto il giusto successo e riconoscimento e gli auguro di fare lo speaker al prossimo scudetto della Roma e in un successo europeo”.

L'articolo 22 anni fa la prima volta da speaker della Roma di Carlo Zampa: il radiocronista si racconta a Romanews.eu sembra essere il primo su Romanews.

Mkhitaryan a 360 gradi: “Sono felice a Roma, parleremo presto di rinnovo. Derby? Pronti per una battaglia”

ROMA MKHITARYAN – Mkhitaryan si sta rendendo protagonista in questa stagione con la Roma. Il giocatore armeno sino ad ora ha collezionato 8 reti e 8 assist e farà il suo esordio nel derby questo venerdì. L’ex Arsenal si è raccontato a La Repubblica, dalla sua esperienza in giallorosso alla questione legata al suo paese. Queste alcune delle sue parole:

Mkhitaryan si racconta

Mkhitaryan, qual è il suo primo ricordo legato al calcio?
È legato a mio padre Hamlet. Era attaccante, andò a giocare in Francia e lì ho iniziato a seguire le partite. È morto quando avevo 7 anni: quando si ammalò siamo tornati a Erevan e lì sono andato a scuola calcio.

Lei per motivi politici non ha potuto giocare la finale di Europa League 2019 a Baku: da armeno non sarebbe stato al sicuro.
La Uefa dovrebbe garantire la sicurezza di tutti i giocatori. Una finale europea è l’occasione di una volta, a volte l’unica che ti capita. E saltarla per motivi di sicurezza è davvero doloroso, come dolorosa è la guerra tra Armenia e Azerbaigian. È un diritto di ogni calciatore giocare al sicuro in ogni paese, soprattutto se ospita una finale europea.

Da qualche giorno la Roma ha sensibilizzato i Roma Club a mettere a disposizione la loro rete per aiutare il popolo armeno.
Si, è fantastico ed è stata una iniziativa fantastica. Hanno colto la sofferenza della gente e si sono impegnati per dare un contributo. Non finirò mai di ringraziarli.

Cosa ha pensato quando le hanno detto “vai alla Roma”?
Era un possibilità per dimostrare di poter ancora giocare bene. La Roma ha creduto in me, si vede da come gioco che qui sono felice, no?

Quindi rinnoverà il contratto?
Non c’è stato tempo di parlarne, in pochi giorni abbiamo avuto l’Inter e ora la Lazio. Presto ne parleremo.

Da quando sono arrivati i Friedkin è cambiato qualcosa?
Sono sempre vicino alla squadra, ma il fatto che Pallotta non ci fosse mai non deve essere un alibi. Dobbiamo essere pronti ai cambiamenti, che sia il modulo o il cambi di società.

Venerdì giocherà il suo primo derby: ha studiato quelli passati?
Non mi piace guardare partite vecchie, ho sentito parlarne i compagni, ma non servono parole per spiegarlo a un calciatore. Siamo pronti per una battaglia.

L'articolo Mkhitaryan a 360 gradi: “Sono felice a Roma, parleremo presto di rinnovo. Derby? Pronti per una battaglia” sembra essere il primo su Romanews.

Perotti, clausola ‘speciale’ sul contratto: quindici presenze o la Roma dovrà contribuire all’ingaggio

PEROTTI ROMA FENERBAHCE – L’avventura di Diego Perotti con la maglia del Fenerbahce non riesce a decollare. Dopo le prime quattro presenze, con tre gol, tra la settima e la decima giornata della Super Lig turca, l’argentino si è fermato ancora per un infortunio al ginocchio che lo tiene lontano dal campo ormai da più di un mese. Una situazione che mette in difficoltà il club turco sul campo, ma non dal punto di vista finanziario. Fenerbahçe e Roma, dopo qualche perplessità in seguito alle visite mediche, infatti, hanno trovato un accordo ‘speciale’ per Perotti: come appreso da Romanews.eu, i turchi si faranno carico dei 2.5 milioni di stipendio solo se l’argentino raggiungerà le 15 presenze stagionali. Il club capitolino, il ds del Fener Emre e l’agente Giuffrida, infatti, hanno lavorato a un trasferimento a titolo gratuito e il pagamento di una bassa quota fissa sull’ingaggio da parte dei turchi. Ogni cinque partite disputate dal ‘Monito’, il club di Istanbul corrisponderà una quota più alta e diminuirà quella che dovrà pagare la Roma.

I giallorossi, dunque, per non dover più sborsare soldi per Perotti devono sperare che l’esterno giochi almeno altre 11 partite nel resto della stagione del club turco. Un’impresa non di certo impossibile, a patto che la condizione fisica assista l’argentino. Intanto, in questi giorni è tornato ad allenarsi in gruppo e già dai prossimi impegni potrà tornare a dare il suo apporto al Fenerbahce.

Alessandro Tagliaboschi

L'articolo Perotti, clausola ‘speciale’ sul contratto: quindici presenze o la Roma dovrà contribuire all’ingaggio sembra essere il primo su Romanews.

Perotti, clausola ‘speciale’ sul contratto: quindici presenze o la Roma dovrà contribuire all’ingaggio

PEROTTI ROMA FENERBAHCE – L’avventura di Diego Perotti con la maglia del Fenerbahçe non riesce a decollare. Dopo le prime quattro presenze, con tre gol, tra la settima e la decima giornata della Super Lig turca, l’argentino si è fermato ancora per un infortunio al ginocchio che lo tiene lontano dal campo ormai da più di un mese. Una situazione che mette in difficoltà il club turco sul campo, ma non dal punto di vista finanziario. Fenerbahçe e Roma, dopo qualche perplessità in seguito alle visite mediche del calciatore, infatti, hanno trovato un accordo ‘speciale’ per Perotti: come appreso da Romanews.eu, i turchi si faranno carico dei 2.5 milioni di stipendio solo se l’argentino raggiungerà le 15 presenze stagionali. Il club capitolino, il ds del Fener Emre e l’agente Giuffrida, infatti, hanno lavorato a un trasferimento a titolo gratuito e il pagamento di una bassa quota fissa sull’ingaggio da parte dei turchi. Ogni cinque partite disputate dal ‘Monito’, il club di Istanbul corrisponderà una quota più alta e diminuirà quella che dovrà pagare la Roma.

I giallorossi, dunque, per non dover più sborsare soldi per Perotti devono sperare che l’esterno giochi almeno altre 11 partite nel resto della stagione del club turco. Un’impresa di certo non impossibile, a patto che la condizione fisica assista l’argentino. Intanto, in questi giorni è tornato ad allenarsi in gruppo e già dai prossimi impegni potrà tornare a dare il suo apporto al Fenerbahce.

Alessandro Tagliaboschi

L'articolo Perotti, clausola ‘speciale’ sul contratto: quindici presenze o la Roma dovrà contribuire all’ingaggio sembra essere il primo su Romanews.