Roma, Mourinho ha deciso: da Abraham a Zaniolo, gli intoccabili sul mercato

ROMA MOURINHO COPPA ITALIA – Nei suoi primi mesi nella Capitale il tecnico portoghese è stato categorico, mostrando da subito di voler puntare puntare, in accordo con la società, su un gruppo definito di calciatori, mettendone da parte altri. Il 19 gennaio 2020 fa la Roma veniva eliminata negli ottavi di finale di Coppa Italia dallo Spezia, in una partita diventata poi famosa per il pasticcio dei 6 cambi effettuati da Fonseca. Un anno esatto dopo, come riporta Sky Sport, va avanti la riorganizzazione della Roma, che ha portato tanti protagonisti diversi, sotto la guida attenta dello Special One, che in questi primi mesi romanisti sta lavorando sulla costruzione di una mentalità vincente per la sua squadra. Questa passa anche dalla selezione dei calciatori che per il portoghese sono fondamentali, a partire da Rui Patricio, a cui si aggiungono Sergio Oliveira, Abraham e Pellegrini, Zaniolo e Mancini, senza dimenticare il lungodegente Spinazzola, giocatori che vengono considerati ‘intoccabili’ dall’allenatore e, pertanto, incedibili sul mercato. Mentre sotto osservazione per motivi diversi ci sono Smalling, Mkhitaryan, Ibanez, Vina, Shomurodov, Kumbulla, Karsdorp, Maitland Niles e Felix, che dovranno dimostrare di essere all’altezza di una Roma che punta a tornare a vincere.

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La Roma perde Pellegrini: a rischio anche la Coppa Italia

ROMA PELLEGRINI – Serata dolceamara ieri all’Olimpico per la Roma. I giallorossi sono tornati alla vittoria contro il Cagliari grazie ad una rete di Sergio Oliveira, appena sbarcato a Trigoria. Il portoghese si è presentato glaciale dal dischetto e ha battuto Cragno. Poco prima di scendere in campo, però, tra le fila capitoline c’è stato un forfait dell’ultimo minuto.

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La situazione

Lorenzo Pellegrini ha infatti lasciato la maglia da titolare a Jordan Veretout a pochi minuti dal fischio d’inizio. Durante il riscaldamento ha accusato un fastidio dopo aver calciato, sembra sulla stessa cicatrice dell’infortunio al quadricipite che lo aveva tenuto ai box contro il Torino. Quindi tecnico e staff medico hanno scelto di non rischiare il capitano giallorosso. Come riporta il Corriere della Sera, nelle prossime ore sono previsti esami più approfonditi. Ma è più che probabile la sua assenza in Coppa Italia giovedì contro il Lecce.

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Roma-Cagliari: Pellegrini ko nel riscaldamento, dentro Veretout

PELLEGRINI ROMA CAGLIARI – Gioca Veretout. Pellegrini ha sentito un fastidio calciando nel riscaldamento e si è preferito non rischiarlo. Mancini così sarà il capitano nella partita contro il Cagliari. Dunque, la Roma perde una pedina fondamentale e si spera che il capitano giallorosso si sia fermato in tempo. Nelle prossime ore si valuterà la situazione. Intanto, in campo scenderà il centrocampista francese che vorrà rispondere alle critiche ricevute nelle ultime ore.

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PELLEGRINI ROMA CAGLIARI – Gioca Veretout. Pellegrini ha sentito un fastidio calciando nel riscaldamento e si è preferito non rischiarlo. Mancini così sarà il capitano nella partita contro il Cagliari. Dunque, la Roma perde una pedina fondamentale e si spera che il capitano giallorosso si sia fermato in tempo. Nelle prossime ore si valuterà la situazione. Intanto, in campo scenderà il centrocampista francese che vorrà rispondere alle critiche ricevute nelle ultime ore.

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Pellegrini, prodezza e disperazione: quell’errore sul dischetto che poteva cambiare Roma-Juve

PELLEGRINI ROMA JUVE – Prima la punizione fantastica al 53′ che gira sulla barriera e finisce nel sette alla destra di Szczesny, che non può nulla, poi nel finale l’errore decisivo su rigore. E’ un Roma-Juventus in chiaro-scuro quello di Lorenzo Pellegrini. Il capitano giallorosso, autore di una buona prova fino alla rete bellissima che fissa il risultato sul 3-1, crolla nel finale quando la realizzazione del penalty potrebbe riportare la compagine di Mourinho in parità sul 4-4. Szczesny – proprio come nel match di andata a Torino con Veretout – è bravo a ipnotizzarlo dagli 11 metri deviando la sfera. Pellegrini, che potrebbe ribattere in rete, scivola sul più bello e la palla va fuori. All’87 è costretto anche a uscire per infortunio, al suo posto Mayoral.

Roma-Juve, le proteste giallorosse per il fallo di mano di De Ligt (FOTO)

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Roma, piove sul bagnato: incognita Pellegrini contro la Juve

ROMA JUVE PELLEGRINI – Non si può certo dire che sia un periodo fortunato per la Roma. Ai giallorossi, ultimamente, non gliene va bene una. Dagli infortuni, alle squalifiche, al Covid, passando per qualche episodio arbitrale discutibile. Intanto, contro la Juve Mourinho dovrà rinunciare a Mancini e Karsdorp, espulsi contro il Milan e di conseguenza squalificati. Ma non è tutto.

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Recupero possibile

Non solo le squalifiche, lo ‘Special One’ deve affrontare una serie di grattacapi per comporre l’11 titolare di oggi. La Repubblica riporta infatti che Lorenzo Pellegrini non avrebbe preso parte alla rifinitura insieme ai compagni ieri. Il capitano della Roma è reduce dal duro fallo subìto da Krunic contro il Milan. In dubbio ci sarebbero anche Nicolò Zaniolo e Jordan Veretout. Il recupero più probabile resta quello del numero 7. Ok Mayoral, tornato negativo. Lo spagnolo è tornato a disposizione. Mou in emergenza potrebbe tornare alla difesa a 4, e rispolverare il 4-2-3-1. Ma il tecnico non ha tenuto la conferenza di vigilia, per cui le sue scelte non saranno chiare prima di oggi.

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Pellegrini vs Romagnoli, dalla cantera romanista al peso della fascia da capitani

MILAN ROMA ROMAGNOLI PELLEGRINI – Carbone o cioccolato? Chissà cosa troveranno i giallorossi nella calza dell’Epifania dopo il match del 6 gennaio contro il Milan. Il 2020 giallorosso, sulla carta, non inizia nel più dolce dei modi, visto che a soli tre giorni di distanza l’Olimpico ospiterà la Juve. Ma la corsa al quarto posto resta aperta, e la Roma deve iniziare a decidere cosa voler fare da grande. Chissà se in questi primi appelli di gennaio la squadra di Mou riuscirà a strappare qualche 30 e lode. Per provarci, il tecnico si affida alla certezza Lorenzo Pellegrini, che ritroverà un volto noto, Alessio Romagnoli.

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Roma, Lorenzo Pellegrini

“Se avessi tre Pellegrini giocherebbero tutti e tre”, parole e musica di José Mourinho che Lorenzo probabilmente farà ascoltare ai suoi tifosi o trasformerà in un poster. Ma non pronunciate a caso, perché sotto la vigile guida del portoghese, il numero 7 ha vissuto una crescita esponenziale testimoniata dai numeri. Crea gioco e si rende pericoloso in fase avanzata, tanto che è primo in rosa per occasioni da gol (40) e per passaggi chiave (38), e secondo per tiri effettuati (44, appena due meno di Abraham). E non si tira indietro quando c’è da svuotare il serbatoio, è infatti secondo anche per media km percorsi a partita (circa 11). Ma soprattutto, 8 gol collezionati sino ad ora in tutte le competizioni, prima di essere bloccato da qualche acciacco al ginocchio e una più lunga infiammazione alla coscia. Lorenzo ha ereditato la fascia da Dzeko, ai tempi di Fonseca, e Mourinho l’ha poi riconfermato. Ora cerca di dimostrare in ogni modo che si trova sul braccio giusto, nonostante qualche mugugno tra i tifosi. Il capitano si è tagliato le ferie per tornare in forma il più in fretta possibile ed esserci nel mini tour de force di gennaio. E sul campo spesso si è caricato la squadra sulle spalle e ha risolto situazioni spinose. Ad oggi, vanta inoltre l’80% di passaggi riusciti, 21 dribbling ben fatti e 5 big chance create, oltre a palloni recuperati (55) e contrasti vinti (68). A ottobre si è legato alla Roma fino al 2026. Ha detto di Mourinho che è ciò di cui la Roma aveva bisogno. Ora tocca a Lorenzo vestire quel ruolo. Ed è sicuramente possibile per uno che più volte è stato sponsorizzato da un certo Francesco Totti.

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Milan, Alessio Romagnoli

La fascia da capitano è sicuramente motivo d’orgoglio, ma pure una responsabilità. E’ anche una promessa, che però non viene sempre mantenuta. Basti pensare al rinnovo di Alessio Romagnoli, capitano del Milan: il rinnovo balla ancora tra le parti, e un accordo ad oggi non è stato raggiunto e il giocatore andrà in scadenza a giugno. Nato in provincia di Roma, il classe ’95 è finito poi all’ombra del Duomo, ma è una vecchia conoscenza di Trigoria, dove ha trascorso gran parte della carriera giovanile e ha incrociato Lorenzo Pellegrini, un anno più piccolo. Il difensore si è affacciato poi anche in prima squadra, con la quale conta 14 apparizioni in totale, tra cui una proprio contro i rossoneri, tra il 2012 e il 2014. Ed è andato in gol una volta, contro il Genoa. Quest’anno in rossonero ha collezionato 18 presenze e 1 gol tra Champions League e campionato. Inoltre, tanti palloni recuperati (55) e intercettati (15) e contrasti vinti (59, contro i 31 persi). Imponente nei duelli aerei, ne ha vinti 32 su 45. Non è stato sempre titolare inamovibile, ma contro i capitolini dovrebbe scendere in campo. Se un giorno di qualche anno fa, sui campetti di Trigoria, avessero detto ad Alessio e Lorenzo che si sarebbero trovati avversari nella cornice della Serie A con tanto di fascia al braccio chissà se ci avrebbero creduto.

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Pellegrini: “Mourinho è quello di cui la Roma aveva bisogno: vuole sempre vincere”

INTERVISTA PELLEGRINI – Dalla fascia di capitano al rinnovo con la Roma fino a José Mourinho: Lorenzo Pellegrini racconta il suo 2021 legato ai colori giallorossi. Le sue dichiarazioni al sito ufficiale del club:

L’inizio dell’anno è stato positivo, con due vittorie, il pareggio con l’Inter e il terzo posto. Poi sono arrivate la sconfitta nel Derby e l’eliminazione con lo Spezia in Coppa Italia: che impatto hanno avuto sulla squadra quei quattro giorni?
“Certamente negativo. Sappiamo cosa significhi perdere il Derby. Eravamo messi bene in classifica, quindi la vittoria sarebbe stata importante per proseguire nel nostro percorso, ma non è stato così. E dopo lo Spezia – sia per la partita, sia per quello che è successo internamente – la situazione è peggiorata. Ma abbiamo reagito subito con la vittoria con lo Spezia in campionato con il mio gol al 93’”.

Sono stati giorni difficili, che però sono coincisi con il tuo diventare il capitano della squadra, proprio da quel Roma-Spezia deciso da te. Dal punto di vista personale è stata una svolta?
“Sì, è stata una svolta, però è arrivata in un modo non piacevole. Essere diventato il capitano per me è un onore incredibile oltre che una responsabilità, però mi sarebbe piaciuto diventarlo in maniera diversa. In quel momento la Società ha ritenuto opportuno che il capitano diventassi i,o ma per me Edin Dzeko restava uno dei capitani anche senza la fascia, così come lo ero io in precedenza o come lo sono tuttora Mancini e Cristante”.

Roma in campionato si è fatto altalenante: cos’è che ha smesso di funzionare e cosa cambiava invece in campo europeo?
“Durante la scorsa stagione feci un’intervista dopo Roma-Crotone in cui dissi che eravamo molto dispiaciuti perché ci eravamo resi conto che inconsciamente stavamo pensando più all’Europa League che al campionato. Questa cosa è stata presa un po’ male, ma quello che intendevo dire è che in quel periodo, con tanti infortuni, squalifiche e pochi ricambi, spesso eravamo sempre gli stessi a giocare il giovedì e la domenica. L’Europa League ci sembrava il cammino più veloce per raggiungere quello che tutti noi vogliamo fare sempre: portare un trofeo qui a Trigoria e festeggiare con i nostri tifosi. Andando avanti nella competizione, le partite diventavano sempre più intense e tornando dalle trasferte il giovedì alle tre di mattino, succedeva di avere meno energie in campionato, ma non era un qualcosa di voluto”.

Qual è la partita o il momento del cammino fino alla semifinale che ricordi con più soddisfazione?
“È il ritorno con l’Ajax perché secondo me era la squadra più forte della competizione e contro di loro abbiamo fatto tanta fatica, sia ad Amsterdam sia a Roma. Al triplice fischio abbiamo capito che avevamo compiuto un’impresa e che dovevamo puntare ad arrivare fino in fondo”.

Poi c’è stato il Manchester. Gli infortuni, le difficoltà e il primo tempo chiuso in vantaggio grazie anche a un tuo gol. Quanti rimpianti ha lasciato quella partita?
“Tantissimi rimpianti. Finisce la partita e ti ritrovi con tante domande senza risposta nella testa. Non so se era ma successo nella storia che tre giocatori si infortunassero nel primo tempo. Giocatori importanti come Veretout, Spinazzola e Pau Lopez. Jordan dopo due minuti, quindi la partita che avevamo preparato cambiava completamente. Nonostante questo dopo il primo tempo eravamo avanti 2-1, poi quello che è successo nella ripresa è ancora oggi incredibile”.

E prima del ritorno con il Manchester è arrivato l’annuncio dell’arrivo di José Mourinho. Che impatto ha avuto per voi una notizia di questa portata?
“È stato un fulmine a ciel sereno: nessuno si aspettava una notizia come questa. Quando si annuncia un allenatore del genere si crea un entusiasmo che è quello che continuiamo a percepire in tutte le partite all’Olimpico. A me vengono i brividi tutte le volte che giochiamo, anche di lunedì sera con lo Spezia ci sono 45.000 tifosi a sostenerci, cosa che per altre squadre non succede. Questo ci deve dare la forza per andare avanti e rendere orgogliosi tutti, dai tifosi a tutte le persone che sono intorno a noi, dallo staff ai dipendenti”.

L’arrivo di Mourinho è coinciso con l’addio di Fonseca: cosa resta di queste due stagioni caratterizzate anche da un’emergenza sanitaria senza precedenti dovuta al Covid?
“Mister Fonseca ha sempre cercato di trasmetterci il suo modo di pensare il calcio e per me ha lasciato un’eredità in tanti di noi. Mi ha insegnato molto, mi ha aiutato a crescere e lo ringrazierò sempre. Ho un ottimo rapporto con lui. Situazioni come quella dopo lo Spezia in Coppa Italia o come la pandemia e tutto quello che ha comportato non lo hanno aiutato, ma sono sicuro che troverà il giusto progetto per lui e che farà ancora bene”.

Il 2021 è stato anche l’anno dell’Europeo, al quale hai dovuto rinunciare per infortunio. Quanto ti è mancato e quanto sei stato felice per i tuoi compagni, di Nazionale e di Club?
“Sono stato in contatto con i compagni per tutto il cammino dell’Europeo. L’ho vissuto come un tifoso che però conosceva gli uomini che scendevano in campo, quindi con ancora più trasposto. Si sentiva che c’era qualcosa di magico nell’aria, sensazioni difficili da spiegare. È stato un lavoro di tre anni che ha portato a formare questo gruppo di ragazzi concentrati tutti sullo stesso obiettivo”.

Cosa hai pensato nel momento dell’infortunio di Spinazzola?
“Ero a cena con mia moglie e ci si è rovinata la serata. Ho capito subito che si trattava di un infortunio grave. Quando l‘ho visto a terra a piangere è stata una pugnalata. Ho iniziato a chiamare i dottori della Roma per sapere se avessero aggiornamenti. Ma sono sicuro che Leonardo tornerà più forte di prima: non è fantastico solo come calciatore ma anche come persona”.

Luglio ha visto l’arrivo di Mourinho e il ritiro in Portogallo: qual è l’aspetto principale che ti ha colpito del suo modo di lavorare con la squadra?
“La cosa che mi piace più del Mister è che gli interessa solo una cosa: continuare a lavorare per cercare di vincere. Questo è quello anche io voglio più di tutto. Ho 25 anni, gioco nella Roma e ho voglia di vincere. Tutti nel nostro lavoro vogliamo realizzarci e io come calciatore voglio vincere, voglio arrivare primo. Mourinho è esattamente quello di cui la Roma, i giocatori, i dipendenti, lo staff e i tifosi avevano bisogno. Penso che sia la persona perfetta al momento giusto”.

Sono arrivati dei nuovi calciatori ed è stato il tuo primo ritiro da capitano. Ci racconti com’è andata, anche nel tuo nuovo ruolo?
“L’ho vissuta molto bene. Tutti sanno che sono un ragazzo molto tranquillo fuori dal campo ma che sia partitella, calcio-tennis o possesso palla, mi piace vincere. Chiedo molto ai miei compagni e credo che questa sia una cosa fondamentale. Sono molto legato all’allenamento, sono tra quelli che pensano che la domenica giochi come ti sei allenato durante a settimana. È importante mantenere sempre la concentrazione alta e stare fisicamente al meglio per poter mettere in pratica in partita quanto preparato in settimana. Questo è la mentalità che cerco di trasmettere ai miei compagni”.

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Pellegrini: “Mourinho è quello di cui la Roma aveva bisogno: vuole sempre vincere”

INTERVISTA PELLEGRINI – Dalla fascia di capitano al rinnovo con la Roma fino a José Mourinho: Lorenzo Pellegrini racconta il suo 2021 legato ai colori giallorossi. Le sue dichiarazioni al sito ufficiale del club:

L’inizio dell’anno è stato positivo, con due vittorie, il pareggio con l’Inter e il terzo posto. Poi sono arrivate la sconfitta nel Derby e l’eliminazione con lo Spezia in Coppa Italia: che impatto hanno avuto sulla squadra quei quattro giorni?
“Certamente negativo. Sappiamo cosa significhi perdere il Derby. Eravamo messi bene in classifica, quindi la vittoria sarebbe stata importante per proseguire nel nostro percorso, ma non è stato così. E dopo lo Spezia – sia per la partita, sia per quello che è successo internamente – la situazione è peggiorata. Ma abbiamo reagito subito con la vittoria con lo Spezia in campionato con il mio gol al 93’”.

Sono stati giorni difficili, che però sono coincisi con il tuo diventare il capitano della squadra, proprio da quel Roma-Spezia deciso da te. Dal punto di vista personale è stata una svolta?
“Sì, è stata una svolta, però è arrivata in un modo non piacevole. Essere diventato il capitano per me è un onore incredibile oltre che una responsabilità, però mi sarebbe piaciuto diventarlo in maniera diversa. In quel momento la Società ha ritenuto opportuno che il capitano diventassi i,o ma per me Edin Dzeko restava uno dei capitani anche senza la fascia, così come lo ero io in precedenza o come lo sono tuttora Mancini e Cristante”.

Roma in campionato si è fatto altalenante: cos’è che ha smesso di funzionare e cosa cambiava invece in campo europeo?
“Durante la scorsa stagione feci un’intervista dopo Roma-Crotone in cui dissi che eravamo molto dispiaciuti perché ci eravamo resi conto che inconsciamente stavamo pensando più all’Europa League che al campionato. Questa cosa è stata presa un po’ male, ma quello che intendevo dire è che in quel periodo, con tanti infortuni, squalifiche e pochi ricambi, spesso eravamo sempre gli stessi a giocare il giovedì e la domenica. L’Europa League ci sembrava il cammino più veloce per raggiungere quello che tutti noi vogliamo fare sempre: portare un trofeo qui a Trigoria e festeggiare con i nostri tifosi. Andando avanti nella competizione, le partite diventavano sempre più intense e tornando dalle trasferte il giovedì alle tre di mattino, succedeva di avere meno energie in campionato, ma non era un qualcosa di voluto”.

Qual è la partita o il momento del cammino fino alla semifinale che ricordi con più soddisfazione?
“È il ritorno con l’Ajax perché secondo me era la squadra più forte della competizione e contro di loro abbiamo fatto tanta fatica, sia ad Amsterdam sia a Roma. Al triplice fischio abbiamo capito che avevamo compiuto un’impresa e che dovevamo puntare ad arrivare fino in fondo”.

Poi c’è stato il Manchester. Gli infortuni, le difficoltà e il primo tempo chiuso in vantaggio grazie anche a un tuo gol. Quanti rimpianti ha lasciato quella partita?
“Tantissimi rimpianti. Finisce la partita e ti ritrovi con tante domande senza risposta nella testa. Non so se era ma successo nella storia che tre giocatori si infortunassero nel primo tempo. Giocatori importanti come Veretout, Spinazzola e Pau Lopez. Jordan dopo due minuti, quindi la partita che avevamo preparato cambiava completamente. Nonostante questo dopo il primo tempo eravamo avanti 2-1, poi quello che è successo nella ripresa è ancora oggi incredibile”.

E prima del ritorno con il Manchester è arrivato l’annuncio dell’arrivo di José Mourinho. Che impatto ha avuto per voi una notizia di questa portata?
“È stato un fulmine a ciel sereno: nessuno si aspettava una notizia come questa. Quando si annuncia un allenatore del genere si crea un entusiasmo che è quello che continuiamo a percepire in tutte le partite all’Olimpico. A me vengono i brividi tutte le volte che giochiamo, anche di lunedì sera con lo Spezia ci sono 45.000 tifosi a sostenerci, cosa che per altre squadre non succede. Questo ci deve dare la forza per andare avanti e rendere orgogliosi tutti, dai tifosi a tutte le persone che sono intorno a noi, dallo staff ai dipendenti”.

L’arrivo di Mourinho è coinciso con l’addio di Fonseca: cosa resta di queste due stagioni caratterizzate anche da un’emergenza sanitaria senza precedenti dovuta al Covid?
“Mister Fonseca ha sempre cercato di trasmetterci il suo modo di pensare il calcio e per me ha lasciato un’eredità in tanti di noi. Mi ha insegnato molto, mi ha aiutato a crescere e lo ringrazierò sempre. Ho un ottimo rapporto con lui. Situazioni come quella dopo lo Spezia in Coppa Italia o come la pandemia e tutto quello che ha comportato non lo hanno aiutato, ma sono sicuro che troverà il giusto progetto per lui e che farà ancora bene”.

Il 2021 è stato anche l’anno dell’Europeo, al quale hai dovuto rinunciare per infortunio. Quanto ti è mancato e quanto sei stato felice per i tuoi compagni, di Nazionale e di Club?
“Sono stato in contatto con i compagni per tutto il cammino dell’Europeo. L’ho vissuto come un tifoso che però conosceva gli uomini che scendevano in campo, quindi con ancora più trasposto. Si sentiva che c’era qualcosa di magico nell’aria, sensazioni difficili da spiegare. È stato un lavoro di tre anni che ha portato a formare questo gruppo di ragazzi concentrati tutti sullo stesso obiettivo”.

Cosa hai pensato nel momento dell’infortunio di Spinazzola?
“Ero a cena con mia moglie e ci si è rovinata la serata. Ho capito subito che si trattava di un infortunio grave. Quando l‘ho visto a terra a piangere è stata una pugnalata. Ho iniziato a chiamare i dottori della Roma per sapere se avessero aggiornamenti. Ma sono sicuro che Leonardo tornerà più forte di prima: non è fantastico solo come calciatore ma anche come persona”.

Luglio ha visto l’arrivo di Mourinho e il ritiro in Portogallo: qual è l’aspetto principale che ti ha colpito del suo modo di lavorare con la squadra?
“La cosa che mi piace più del Mister è che gli interessa solo una cosa: continuare a lavorare per cercare di vincere. Questo è quello anche io voglio più di tutto. Ho 25 anni, gioco nella Roma e ho voglia di vincere. Tutti nel nostro lavoro vogliamo realizzarci e io come calciatore voglio vincere, voglio arrivare primo. Mourinho è esattamente quello di cui la Roma, i giocatori, i dipendenti, lo staff e i tifosi avevano bisogno. Penso che sia la persona perfetta al momento giusto”.

Sono arrivati dei nuovi calciatori ed è stato il tuo primo ritiro da capitano. Ci racconti com’è andata, anche nel tuo nuovo ruolo?
“L’ho vissuta molto bene. Tutti sanno che sono un ragazzo molto tranquillo fuori dal campo ma che sia partitella, calcio-tennis o possesso palla, mi piace vincere. Chiedo molto ai miei compagni e credo che questa sia una cosa fondamentale. Sono molto legato all’allenamento, sono tra quelli che pensano che la domenica giochi come ti sei allenato durante a settimana. È importante mantenere sempre la concentrazione alta e stare fisicamente al meglio per poter mettere in pratica in partita quanto preparato in settimana. Questo è la mentalità che cerco di trasmettere ai miei compagni”.

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